Quando penso alla Fotografia

Quando penso alla Fotografia penso al fotografo. Ancora prima di approfondire lo sguardo sull’immagine, annuso il carattere di ciò che quel semplice riquadro contiene. Se parlassi di musica, potrei dire che percepisco anzitutto il suono complessivo, risultante dal timbro caratteristico dello strumento e dal modo in cui viene suonato. Solo in un secondo momento mi faccio un’idea della struttura, del modo in cui l’arrangiamento è stato costruito. Quel piccolo riquadro contenente un’immagine è una finestra sull’uomo, un’apertura collegata direttamente al modo d’essere dell’autore. Quando penso alla Fotografia penso al fotografo, non alla tecnica che utilizza, proprio a lui come persona, al suo modo di vedere e di mostrare, a come sarebbero le cose che mi circondano viste dal suo filtro.
Perché si tratta proprio di filtrare, trattenere, di togliere allo sguardo, di isolare qualcosa che sia pur generico ma autentico oggetto d’attenzione. Penso che potrei riconoscere quello stile, esattamente come la cifra espressiva di uno qualunque dei musicisti che amo. Penso che questa sia la bellezza in Fotografia. Non qualcosa che abbia a che fare con l’estetica di un’immagine, bensì la certezza di essermi avvicinato a uno sguardo e di poterlo riconoscere in futuro.

« La musica è il calice che contiene il vino del silenzio.
Il suono è quel calice, ma vuoto. Il rumore è quel calice, ma rotto. »
(Robert Fripp)

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Sempre solo immaginario.

( il cane al guinzaglio, un buco nel maglione, una macchina che passa mentre guardo il cielo, e fa rumore, un rumore insopportabile ora che vorrei ascoltare solo il fruscio dell’erba, e magari sedermi, lentamente ).

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s      o        l       o        u       n       b       i        s        o        g          n         o       d        i       p        e       n       s       i       e       r      i         s       p       a        r        s        i