Con la stessa penna, stesso tratto del giorno precedente, stesso foglio bianco, un vuoto così pieno da bastare a se stesso. Riecco la stagione delle nebbie prima lievi. Degli orti desolati che attendono la neve. Delle ore in casa così brevi. Leggendo o leggendomi dentro. Come scia di lumaca lasciando una traccia luminescente.

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Ma cosa fa rumore ?

Quale suono vale più di un silenzio prolungato, trattenendo anche il respiro ?

C’è un mondo anche nel vuoto apparente.

Lo specchio capovolto di una piscina quasi asciutta è una cornice di colori che vibrano, se li osservi immobile, ed ascolti.

Caro diario…

Stamattina camminavo. Guardavo di proposito oltre i passi, occhi bassi. Forse per sentire, come fossi lontano oppure dentro un guscio protettivo, il rumore del mondo già in movimento. Da un lato il grido di potenza dei motori, dall’altro un residuo di silenzio notturno ancora in corpo. Vedevo mentalmente i motorini e le auto passarmi di lato nelle due direzioni. Gli sguardi dei passanti più mattinieri di me. Immaginavo anche quelli, senza distogliere la visuale dal marciapiede, al mio passo regolare.

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Verso sera invece, andando incontro al tramonto, mi lasciavo dietro i pensieri del giorno, anche quelli conficcati nel profondo.

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Simile ad uno di quei paracadute a motore, tanto distanti da sembrare silenziosi, procedevo scivolando sull’asfalto della via di casa, popolata di colori mai visti. Eppure familiari e intonati alla musica interiore che suonava al ritmo del motore.37525023342_96b5212c68_o

Caro diario…

Milano, 6 ottobre 2017.

Sono arrivato in treno. Per tutto il viaggio ho pensato velocemente al passato. Ogni stazione intermedia: un ricordo. Si pensa meglio soli nello scompartimento. Si può anche guardare gli altri e le cose, anche se apparentemente non succede nulla. Invece ogni elemento ha una propria posizione con il relativo significato, ogni gesto, ogni sguardo è ben definito dalla circostanza di trovarsi seduti, estranei e in movimento.

Persino ritornare può sembrare bello, riprendere il treno sentendosi come dentro un luogo familiare e in qualche modo accogliente.

Percepire lo stato interno e il desiderio di uscire dai propri confini, rimettere piede nel mondo là fuori.