Click… Like, poi più nulla…

(…) Scrive lo storico dell’arte Hans Belting: “Nessuna immagine visibile giunge a noi senza una mediazione. La loro possibilità di essere viste dipende dalla specificità del medium in cui i trovano, che ne regola la percezione e determina l’attenzione dello spettatore”. Detto in altri termini, una fotografia può essere esperita in modi estremamente diversi a seconda del contesto che la ospita. Se le fotografie vengono presentate in un libro d’autore o esposte in una galleria d’arte, automaticamente la nostra ricezione si fa concentrata: tali fotografie ci chiedono di essere osservate nelle loro pieghe e ciò che esse mostrano viene effettivamente “strappato dal contesto assordante del mondo reale”. Ma basta spostare una di quelle immagini all’interno di un social network o nella pagina di un giornale affollato di notizie, per vedere inghiottita, almeno in parte, la sua alterità. Invece di funzionare come “un ferma-sguardo” che invita la silenzio, l’immagine rischia immediatamente di aggiungersi al rumore generale, al bombardamento di informazioni visive che si accavallano le une sulle altre, fino a creare una sorta di indistinto rumore di fondo cui prestiamo un’attenzione distratta.

(…) “Penso a come ricordo esattamente alcune fotografie della mia infanzia, le ho stampate nella memoria, le ho guardate e riguardate tante volte e come fossero delle chiavi mi basta richiamarle alla memoria per aprire nuovi capitoli della mia vita. Le immagini sul mio wall di Facebook o Instagram le visualizzo mnemonicamente in modo diverso, non come oggetti in sé, sono più trasparenti, dissolte in quel flusso continuo di informazioni visive su cui è difficile soffermarsi” – racconta l’artista Erik Kessels, che ha esposto in più occasioni la sua installazione 24 HRS in Photos. (…) Oltre a essere “più trasparenti e dissolte in un flusso continuo”, tali immagini si vanificano dunque nel tempo, come se il loro imperativo consistesse solo nel testimoniare l’oggi per poi sparire.

Gigliola Foschi, Le fotografie del silenzio – forme inquiete del vedere, ed. MIMESIS

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5 pensieri riguardo “Click… Like, poi più nulla…

  1. Riflessioni largamente condivisibili,.
    In ambito linguistico e della comunicazione in quanto al medium credo valga lo stesso discorso. Concordi, Claudio?
    Torno entro sera, salvo imprevisti, perchè ho altro da approfondire su questo contributo validissimo della Foschi..
    Intanto grazie per queste preziose sollecitazioni.

    p.s. quella che io chiamo bacheca la si chiama pure “wall”??

      1. p.s. il mio percorso accademico mi ha portato dritta nella filologia e nella semantica, lambendo la semeiotica.
        Ma tutto questo ha un prezzo, Claudio.
        Nel mio reale non ho interlocutori che mi diano sollecitazioni intellettuali
        ( specie ora che con mio marito da sei anni abbiamo scelto di vivere nel palazzo antico di famiglia in un paesello sperduto del salernitano)

  2. Credo che la ricezione di ogni dato sensibile del reale può solo giovarsi di una attenzione concentrata e solo rovinato dal rumore assordante che, chiaramente, può anche venire da dentro ( magari abbiamo litigato con il partner o altro).
    Notte Claudio

  3. Si, l’attenzione può essere occasionalmente disturbata anche dall’interno di noi stessi, ma il meccanismo mediatico in atto produce come effetto costante un rumore di fondo che ci abitua, nostro malgrado, ad una visione più superficiale… Scusa il ritardo nella risposta, buona giornata 😊

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