Under the bridge, Paris, 2011

Non eri tu quello che avrei voluto fotografare, sotto un ponte lungo la Senna.
Ero in metropolitana, e lui era buttato seduto in fondo a una panchina, indossava un cappotto grigio, era estate, aveva il bavero alzato, a coprirgli anche la testa piegata dal sonno, o forse dalla disperazione. Vedevo solo un quarto del suo viso, di pelle nera. Non so che espressione avessero i suoi occhi nascosti. Per terra c’erano le sue cose, in tre sacchetti di plastica bucata, vicino alla sua gamba allungata. La folla mi trascinava via da lui. E’ stato un attimo, ma io continuavo a fissarlo, senza potermi fermare, senza poterlo fotografare.
Non eri tu, era lui, sordo al rumore della città, senza nemmeno un cane che gli dormisse addosso.
Così mi sono portato via il pensiero e ho avuto il tempo di ritrarre te, steso nell’intimità del tuo pezzo di banchina e di muro. Tanto voi due siete fratelli. E se un giorno vi andrà un sorriso, mettetevi in posa, se vedete qualcuno che vi guarda con una macchina fotografica, significa solo che vuole portarvi con sé per sempre, perché vi sentiate meno soli.

Ciao, Hobo…

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